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Documento conclusivo dell’ “Expo dei Popoli Milano 2015”, 3-5 giugno 2015

LA NOSTRA VISIONE COMUNE

 

La nostra visione di un sistema alimentare equo e sostenibile si fonda sui diritti umani, sul rispetto dei limiti del pianeta e sull’obbligo di lavorare insieme per raggiungere progressivamente un mondo in cui siano garantiti a tutti i giusti mezzi di sostentamento, ciascuno è sicuro dal punto di vista alimentare, la malnutrizione è eliminata e le popolazioni vivono in armonia con la natura. Come movimenti sociali, crediamo che la sovranità alimentare sia l’approccio politico giusto per raggiungere tali obiettivi. Riconosciamo il valore dei produttori di cibo su piccola scala quali principali investitori globali in agricoltura, così come principali creatori di occupazione e mezzi di sostentamento in tutto il mondo. Richiediamo un maggiore spazio per le donne e i giovani affinché possano contribuire alla trasformazione che è in corso. Abbiamo bisogno di misure e indicatori che valutino non solo le risorse fisiche, ma anche quelle non tangibili come l’ambiente, le condizioni sociali e lavorative e la redistribuzione del potere e della ricchezza. Le catastrofi naturali e quelle di origine umana stanno aumentando in frequenza e gravità. Abbiamo quindi bisogno di un sistema alimentare resiliente e che sia in grado di garantire la sostenibilità a lungo termine. È per questo motivo che la nostra visione prevede la scelta deliberata di sostenere l’agroecologia.

Le basi di questa visione sono già rintracciabili nei sistemi alimentari locali che nutrono la maggior parte della popolazione mondiale. Tuttavia il suo potenziale è ostacolato dal modello agro-alimentare industriale e dalla speculazione finanziaria sui prodotti agricoli, supportati dalla maggior parte dei governi e delle istituzioni internazionali. La nostra visione è quella di cambiare questo modello e di promuovere un sistema alimentare giusto e sostenibile che garantisca il diritto al cibo e alla nutrizione per tutti.

LE NOSTRE STRATEGIE PER CAMBIARE I SISTEMI ALIMENTARI

  1. 1 Denunciare e resistere all’accaparramento della terra e dell’acqua. Ad oggi, si stima che oltre 40 milioni di ettari di terreno siano stati espropriati provocando la concentrazione di terra nelle mani di pochi, sgomberi forzati e oppressione dei popoli. Questo processo va di pari passo con l’accaparramento di acqua. Noi crediamo che l’accesso e il controllo della terra e dell’acqua da parte delle popolazioni, e soprattutto delle donne, siano essenziali per la pace e per fermare il cambiamento climatico, oltre ad essere fondamentali per il rispetto dei diritti umani e per garantire una vita dignitosa per tutti. Per questo faremo ogni sforzo per ottenere la piena attuazione delle Direttive Volontarie della FAO per una Governance Responsabile della Terra (VGGT) come strumento politico fondamentale.
  2. Promuovere l’agroecologia e rifiutare la sua cooptazione da parte del sistema alimentare industriale. 2L’agroecologia è un modo di vivere. Non è un mero insieme di tecnologie o pratiche di produzione, ma piuttosto un sistema olistico ed inclusivo di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari attraverso catene di vendita diretta, eque e autogovernate. Tali pratiche si basano su principi ecologici che riducono drasticamente la dipendenza da input esterni. Le nostre strategie per promuovere l’agroecologia prevedono l’adozione di normative igieniche e sanitarie adeguate, scambi di conoscenza orizzontali e intergenerazionali e la richiesta che l’agroecologia venga riconosciuta come soluzione primaria al cambiamento climatico. Noi combatteremo i tentativi del settore privato e pubblico di appropriarsi dell’agroecologia come un mezzo per promuovere gli OGM e altre false soluzioni al cambiamento climatico.
  3. Creare mercati stabili e solidali, dando priorità alle economie e al commercio locali. Strategia 3Gli strumenti politici per stabilizzare i mercati sono indispensabili. Posti di lavoro e condizioni sociali dignitose devono essere creati e sostenuti laddove la gente vive, e cibo adeguato e nutriente deve essere disponibile a livello locale attraverso economie, mercati e sistemi alimentari decentrati. Occorre sviluppare politiche per appalti pubblici locali che siano svincolate da accordi commerciali. I produttori hanno bisogno di accedere alle infrastrutture per commerciare all’interno del loro paese e con l’estero.
  4. Creare reti alimentari alternative. Il nostro lavoro mira a decentrare le catene 4
    alimentari, promuovendo mercati diversificati basati sulla solidarietà e su prezzi equi, rafforzando le relazioni tra produttori e consumatori. Per fare ciò sono necessarie regole sanitarie e infrastrutture adeguate e, in tal senso, i gruppi d’acquisto, i distretti di economia solidale e i Food Council possono assicurare il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera nei processi decisionali.
  5. Supportare il consumo sostenibile. Promuoviamo una nuova cultura del cibo basato sul Strategia 5 bisconsumo di prodotti stagionali, locali e di alta qualità e su una minore domanda di carne e prodotti animali. Incoraggiamo l’educazione alimentare dei consumatori e l’adozione di regole che impediscano la pubblicità di alimenti ad alto contenuto di grassi e zuccheri per i bambini. Per una domanda alimentare globale più sostenibile occorre ridurre le perdite e gli sprechi lungo la filiera e vietare l’uso e gli incentivi pubblici ai biocarburanti derivanti da colture alimentari. Solo i biocarburanti che non competono con la produzione alimentare possono ricevere il sostegno pubblico.
  6. Proteggere la Biodiversità e i diritti dei popoli alle risorse genetiche. La 6biodiversità sta diminuendo bruscamente, mentre le nostre richieste alla Natura continuano a ritmi insostenibili. Sotto pressione di grandi imprese, nuove leggi sulle sementi in vari paesi stanno limitando sempre di più ciò che i contadini possono fare dei loro semi. Conservare le sementi sta diventando un crimine e così facendo si mettono in pericolo le basi della produzione di cibo e l’esistenza stessa dei contadini. Il controllo sulle risorse genetiche deve rimanere nelle mani dei contadini e dei popoli. Abbiamo bisogno di politiche pubbliche che proteggano, rispettino e assicurino la gestione della biodiversità; che garantiscano i diritti dei contadini di conservare, utilizzare, scambiare e vendere le loro sementi e le loro specie animali e di proteggerli dalla biopirateria; che garantiscano che le comunità di pescatori continuino a svolgere un ruolo centrale nel controllo delle vie marine e navigabili.
  7. Combattere il cambiamento climatico ed eliminare gradualmente i combustibili fossili accelerando la transizione (100%) verso l’energia rinnovabile. 7I cambiamenti climatici minacciano la sovranità alimentare dell’intera umanità. La produzione alimentare agroecologica su piccola scala che fa uso di energia rinnovabile sta già dimostrando con esempi in tutto il mondo di essere l’opzione più sostenibile, resiliente e meno inquinante per nutrire le nostre popolazioni e proteggere il nostro pianeta. I produttori locali sono consapevoli di questo e stanno già adottando strategie di adattamento al cambiamento climatico. Ma hanno bisogno di giuste politiche di sostegno. Le pratiche di ”Agricoltura Climatica Intelligente” o altre false soluzioni come l’”Economia Verde” non sono la risposta adeguata perché continuano a rafforzare il legame tra agricoltura, combustibili fossili e sostanze chimiche tossiche e incentivano lo sfruttamento dei lavoratori agricoli.
  8. Denunciare i veri ostacoli al cambiamento: accordi commerciali e speculazione finanziaria. 8La riduzione delle tariffe e degli standard di qualità rafforza un sistema agricolo e alimentare sempre più controllato da multinazionali.  L’accordo dell’OMC sull’agricoltura e gli accordi commerciali proposti come il TTIP, TPP e TISA rischiano di minare le capacità degli agricoltori di produrre cibo per le comunità locali e quelle dei cittadini di scegliere il cibo che mangiano, così come ostacolano l’urgente transizione per fermare il cambiamento climatico. Il meccanismo di risoluzione delle controversie tra Investitori e Stato (ISDS) subordinerebbe la sovranità dei popoli agli interessi delle multinazionali. E poiché i prezzi del cibo non si basano più su fattori reali, ma seguono l’andamento dei mercati finanziari e della speculazione, vi è una forte necessità di una nuova serie di regole per la finanza globale.
  9. Rivolgersi a istituzioni internazionali, Stati e autorità locali affinché garantiscano una piena partecipazione della società civile e dei movimenti sociali alla governance dei sistemi agro-alimentari. 9È fondamentale che i produttori di piccola scala, i lavoratori del settore e i consumatori abbiano una voce significativa nelle decisioni politiche che riguardano il cibo e l’agricoltura. L’influenza del settore privato nei processi politici nazionali e internazionali deve essere ridotta. I governi devono rafforzare il ruolo del Comitato per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione (CSA) quale piattaforma intergovernativa centrale e inclusiva per la governance del cibo. La FAO, che ora riconosce l’autonomia della società civile, sta accettando l’agroecologia e sostenendo i produttori di piccola scala. Facciamo appello alle altre istituzioni delle Nazioni Unite affinché s’impegnino in processi simili. Chiediamo inoltre una riforma completa del sistema di ricerca internazionale per garantire la diffusione dell’agroecologia e l’inclusione dell’educazione ambientale a alla cittadinanza mondiale nei percorsi di formazione dei docenti e nei programmi scolastici di ogni ciclo.
  10. Richiedere politiche pubbliche che siano al servizio della sovranità alimentare, dell’economia solidale e della finanza accessibile. 10Chiediamo di ri-orientare le politiche pubbliche verso il benessere delle persone e dell’ambiente. Le strategie multi-settoriali dovrebbero sostenere un reinvestimento nella produzione locale di cibo, la diversificazione dell’economia, la creazione di attività generatrici di reddito, e la garanzia di sistemi di protezione sociale per tutti. Per questo, abbiamo bisogno di un accesso al credito e alla finanza che risponda alle reali esigenze delle comunità. Promuoviamo l’economia solidale poiché si basa su pratiche concrete di democrazia partecipativa, su valori e relazioni, piuttosto che merci. Le politiche internazionali dovrebbero allo stesso tempo ricompensare e sostenere gli sforzi nazionali verso la realizzazione della sovranità alimentare, dei sistemi agro-ecologici e del diritto al cibo alla nutrizione.

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