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50 miliardi all’anno: è il prezzo della speculazione sulla fame

Quotazioni internazionali del grano crollate del 29 per cento,  prezzi del mais diminuiti del 27% e quelli della soia del 25%. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti, sulla base degli andamenti presso il Chicago Board of Trade, punto di riferimento o del mercato delle materie prime agricole a livello internazionale.

La speculazione finanziaria sui prodotti agricoli ha bruciato nel mondo circa 50 miliardi di dollari solo nell’ultimo anno: i capitali si spostano facilmente, declassando il cibo a merce di scambio anonima, alla pari del petrolio e di tante altre risorse. E condannando a morte moltissime persone che, soprattutto nei Paesi poveri, non riescono a far fronte alle conseguenze. La volatilità dei prezzi dei prodotti, che spesso non hanno nulla a che fare con la reale situazione di mercato, mettono a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti che è indispensabile in molte nazioni africane, americane e asiatiche.

Da un lato tecnologie come gli Ogm, dall’altro lo sfruttamento fuori ogni controllo delle terre per produrre biocombustibili, stanno causando danni enormi all’alimentazione mondiale, ostacolando l’obiettivo di dimezzare la fame entro il 2015, fissato dall’Onu nel 2000.

Situazione aggravata dallo spreco di cibo che caratterizza i Pesi dell’occidente ricco: soltanto negli USA, il 40% del cibo prodotto finisce nel cestino della spazzatura, per un valore pari a 165 miliardi di dollari. A livello globale, viene sprecato un terzo delle risorse alimentari, una quantità che sarebbe ampiamente sufficiente a sfamare la popolazione che soffre di fame.

Ne discuteremo anche a Expo dei Popoli, dal 3 al 5 giugno a Milano, in particolare con Euclides Mance (Solidarius, Brasile), che ci parlerà di come “Costruire mercati stabili e solidali privilegiando economie e commerci locali”.


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