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La zappa e la sciabola


Una delle poesie più belle del poeta dialettale Pasquale Creazzo (Cinquefrondi, 1875-1963). E’ il dialogo tra la creatività, che fa fiorire i frutti della terra, rappresentata dalla zappa e, la distruzione, la morte, rappresentata dalla sciabola. A pieno titolo, può essere annoverata tra le più belle poesie contro ogni violenza e ogni guerra.
Nino Quaranta, di progetto EquoSud, si dedica a coltivare la terra e a combinare musica e poesia, in compagnia di un fidato ensemble. Una band, composta da cinque musicisti portatori di stili ed esperienze diverse, che interpreta sui palchi e nelle piaze il repertorio di cantautori italiani come Guccini e De André nonché brani originali del gruppo, in cui la forza degli arrangiamenti viene temperata da melodie e sonorità ben dosate.
In occasione di Semi al Vento ha cantato “a cappella” la zappa e la sciabola

Il testo in italiano
C’era una zappa appesa a un muro
di un tugurio nero, affumicato,
piena di ruggine, quieta, nell’oscurità,
con una lucente sciabola di lato.

La sciabola le disse: « O zappa strutta,
vattene, esci di qui per favore:
non è il tuo posto questo, cafona brutta
vicino a me, che luccico di splendore.

Non vedi puzzi a peste di letame,
di terra e porcherie di cui ti sporchi?
Lordaccia, esci di qui ché non fai bella figura
di lato a uno strumento militare!…

Io vengo dalla guerra e con l’onore
di prìncipi, soldati e cavalieri,
ché ho fatto spavalderie a tutte l’ore,
infilzando musulmani e turchi veri.

E mi hanno portato qua per ricordo
di gloria e di coraggio militare,
e non vorrei davvero sporcarmi
appesa con un ferro per zappare!

A te il tuo padrone ti ha lasciato
per quanto sei sdegnosa, zappa brutta!
ma quando ha avuto me s’è ricreato,
se vuoi sapere la storia fino in fondo.

E… ne abbiamo menato botte da crepare…
ne abbiamo fatto giochetti in guerra…
tagliando alla cieca, dov’esce pare,
e non importa ora se dorme in terra!

Perché ora, chi vede me se le ricorda
le sue spavalderie, la sua persona…
ma te, chi vede te, zappona lorda,
vicino a me, si danna di vergogna! »

La zappa non poté più resistere,
e le disse: « Sei veramente presuntuosa…
ma a me non mi convince il tuo dire,
che sei potente, spavalda e valorosa.

Lo vedi, per te questa casa è rovinata;
spirito d’inferno, faccia da macellaio,
infame, spaccona, brutta sboccata,
vattene tu da qui, ché tu, non fai bella figura.

Tu puzzi di peccati di assassina,
tu luccichi di dolore, pianti e guai,
di sangue tu sei lorda, piena piena,
e tu sparli di me perché ho zappato?

Dove tu ti conficchi il bene sparisce;
sparisce la gioventù e non c’è che fare,
ma dov’io ho zappato la terra con letame
e’ cresciuto il miglior fiore per mangiare.

Per me si fa il grano per farina
e tutti i prodotti della terra;
senza di me non bolle la cucina
e manco vino entra nella botte.

E hai l’ardire di torturarmi
ché il mio padrone m’ha abbandonato;
ma quando mi ha appeso a questo spuntone
so solo io quanto ha pianto!

A cambiar me con te, ad andare in guerra,
l’ha obbligato una legge prepotente,
se no, non andava a rubare terra straniera,
per trovare la barbara morte!

Ed ora, guarda questa vecchia addolorata
che piange suo figlio notte e giorno;
guardala com’è afflitta, sconsolata,
ché piangi pure tu se provi vergogna.

e’ morta, in questo tugurio, l’abbondanza,
un manto di dolore l’ha avvolta!
e’ finita con pianti e lutto la speranza,
che possa fulminarti tu e chi ti ha portato!

scappa, fuggi di qua birbante acciaio,
ché non c’è mostro più brutto di te,
va a farti impastare da un fabbro,
per farti fare zappa come me! »


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