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Carlo Petrini a Expo dei Popoli

La seconda giornata di Expo dei Popoli a Milano ha avuto come ospite d’eccezione Carlo Petrini, gastronomo, scrittore e attivista italiano, fondatore dell’associazione Slow Food, insignito di numerosi titoli di laurea honoris causa. Alla Fabbrica del Vapore, Petrini ha partecipato a un dialogo con Elizabeth Mpofu (coordinatrice internazionale della Via Campesina), dal titolo “Proteggere la biodiversità e garantire l’accesso alle risorse genetiche da parte dei contadini e dei popoli”.

Le sue parole sono state chiare e decise, catturando l’attenzione di una platea davvero numerosa e fungendo da vera e propria pietra miliare del forum. Carlo ha affrontato i temi che fanno già parte del manifesto di Expo dei Popoli, lanciando alcuni messaggi chiave, fondamentali per confrontarsi con tutte le realtà che lavorano per la sovranità alimentare e per l’accesso alle risorse per tutti gli esseri umani.

Ha affermato, in particolare, che l’esasperazione del libero mercato sta distruggendo le comunità agricole locali, danneggiando irrimediabilmente la biodiversità e riducendo i contadini alla fame. Anche gli OGM sono responsabili delle enormi difficoltà economiche che colpiscono i Paesi poveri: la sovranità alimentare non sarà possibile fino a quando arriveranno dall’estero derrate alimentari frutto di manipolazioni transgeniche. La sua non è, però, una condanna delle innovazioni: dev’esserci un dialogo tra scienza e saperi tradizionali. Ma un dialogo che sia veramente alla pari.

 

In questo panorama, Expo 2015 rischia di essere solo una Grande Fiera, che lascia fuori i veri produttori mondiali di cibo: i contadini di tutto il mondo. “La Carta di Milano così com’è, non ci sta bene”, ha affermato Petrini. “Bisogna assicurare il diritto di proprietà delle sementi alle piccole comunità contadine e garantire protezione alle aziende a conduzione famigliare”.

Dare spazio alle multinazionali è una scelta sbagliata. Il loro modello di consumo è, infatti, l’esatto opposto di quello necessario per il nostro pianeta. Dobbiamo tornare a dare valore al cibo: consumare meno, sprecare meno e mangiare meglio.


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